|
.: Risultati del Primo Concorso di Originali - One Shot:. resoconto
della Giuria «Questo
Primo Concorso di Originali è stato un esperimento, tutto
sommato, felice. Non sono arrivate opere in numero esorbitante, ma la
loro qualità è stata in media alta, e – cosa ancora più importante
– hanno generato un certo interesse nel forum, dove nessun topic di
recensioni è rimasto ignorato (cosa rara e preziosa, ahinoi, dal
momento che i lettori sono in genere estremamente avari nell’elargire
commenti). Dal momento che l’obiettivo principale del Concorso doveva
essere stimolare alla scrittura, alla lettura e alla critica, possiamo
dire con soddisfazione che tutti e tre i bersagli sono stati felicemente
centrati. Per
fare un discorso di presentazione generale al nostro punto di vista,
dobbiamo fare i complimenti ai vari scrittori in concorso per i loro
sforzi nell’elaborare trame originali. Sicuramente il livello
di particolarità dei vari plot presentati è stato alto, e ci ha
fatto piacere denotare come tutti loro abbiano potuto vantare un
notevole grado di fantasia. Unica nota stonata, purtroppo, la brutta
esperienza del plagio. Speriamo che l’episodio sia stato indicativo e
che abbia potuto essere utile perlomeno a livello di presa di coscienza
generale. Un
po’ meno bene è andato l’aspetto formale/grammaticale: forse
per la fretta di spedire l’opera, molti piccoli errori, a braccetto
con espressioni un po’ troppo legate al parlato e quindi infelici in
una storia, sono sfuggiti ad una vigile revisione. Il che è un peccato:
ricordiamoci che la scrittura è un’attività che vuole il suo tempo,
e una riletta in più non può che essere utile allo scopo di presentare
il lavoro migliore che si possa comporre. Ma
al di là di questo, la vera “bestia nera” del Concorso è stato il
limite di 3500 parole. Molti autori si sono trovati nella condizione
di dover sintetizzare e “tenere a freno” la propria fantasia nella
composizione. Ad
ogni modo si sono impegnati ad ideare e a realizzare una storia che
avesse le caratteristiche richieste. Ci ha fatto piacere vedere come
alcuni di essi siano riusciti risolvere con grande abilità questo
ostacolo, presentando lavori compiuti, completi e ben congegnati
nonostante l’esigenza della sintesi. Si è trattato di un ulteriore
gesto di classe che, ovviamente, visto il livello di difficoltà, ci ha
colpito molto, e che abbiamo opportunamente considerato. E
ora veniamo alla parte che tutti voi avete tanto impazientemente
aspettato, ossia la proclamazione del vincitore. Nonostante, come
abbiamo già detto, la qualità media delle opere presentate sia stata
buona, ci sono state due storie che, a nostro parere, si sono distinte
dalle altre per il maggior grado di completezza a livello di trama, di
abilità nella gestione dello stile e di cura a livello grammaticale.
Questi due racconti sono “Storia
di un incontro tra due creature del sogno”
di Cielo
Amaranto e “Sogno
o il Fiordaliso Nero” di Carosio.
I
suddetti elaborati hanno raggiunto un puntaggio pressoché pari, per cui
ci siamo risolti per un primo posto ex aequo. Ci
permettiamo di spendere due parole per illustrare le motivazioni che ci
hanno portato a questo risultato. Entrambe
le storie presentano un grado di correttezza formale pressoché
impeccabile, segno della notevole attenzione con cui le due autrici
hanno curato i loro pezzi. Il linguaggio, inoltre, si dimostra
appropriato al tema narrato: la storia di Cielo Amaranto si adatta ai
toni tutto sommato cupi e onirici della materia che sta trattando,
quella di Carosio, nella sua essenzialità, riesce a cogliere in ogni
frangente il punto di vista del personaggio principale, offrendo al
lettore una perfetta descrizione del mondo attraverso i suoi occhi.
Concettualmente, le due opere dimostrano una saldissima coerenza
interna: non accade moltissimo, ma accade quanto basta per
soddisfare il lettore con una trama perfettamente compiuta e sviluppata.
In definitiva la loro scelta di limitare la quantità di azione, in una
circostanza di stretto limite di parole, ha pagato moltissimo. E non è
venuta a mancare nemmeno la chiarezza: Cielo Amaranto è riuscita a
fornire al lettore tutte le informazioni necessarie per permettergli di
seguire una narrazione che prevedeva protagonisti non certo
conosciutissimi; Carosio, nonostante la sua sintesi, ha raccontato
davvero tutto quello che un lettore si poteva aspettare di sentire. Per
tutte queste ragioni, le due storie ci sono sembrate un gradino al di
sopra delle altre, dal momento che risultavano impeccabili praticamente
sotto ognuno degli aspetti considerati. Il
terzo posto spetta invece a Black
Angel,
con “Lo Specchio di Ghiaccio”. Questa
storia ha un po’ patito in termini di chiarezza (rimangono infatti
poco chiari certuni dettagli), ma abbiamo molto apprezzato la cura
sostanziale con cui è stata scritta e, soprattutto, l’originalità
con cui è stata composta. L’idea dello scenario fiabesco per una
storia inquietante, dell’utilizzo di figure solitamente rassicuranti
come spettatori di una tortura è stata davvero notevole, e ha portato
alla composizione di un pezzo che meritava nota. Così come meritava
nota la sua abilità nell’essere riuscita a mantenersi in equilibrio
sul filo dell’eleganza nel trattare un argomento decisamente maturo,
senza scadere nel baratro del volgare. Questa
è la composizione finale del podio. Per questioni di trasparenza,
abbiamo deciso di spendere un po’ di spazio anche per le restanti
storie (a cui, comunque, forniremo debiti e dettagliati commenti nella
sezione apposita del forum). Sith,
con “La città delle Torri Svettanti”,
ha dimostrato una padronanza dell’italiano molto buona, e
un’altrettanto buona capacità di prendere elementi non certo
innovativi e di “ridigerirli”, ripresentarli in una salsa dal
piacevole sapore originale. L’unica pecca, a nostro avviso, è stato
il lavoro di sintesi troppo serrato che è stato costretto ad attuare
per far rientrare la storia nel limite. Di
Keyka (“Scacco
matto al regno di luce”) abbiamo molto apprezzato l’idea
di usare come scenario simbolico la scacchiera per la sua storia che,
però, presenta un po’ di lacune a livello di stile, dimostrandosi un
po’ troppo frettolosa, a volte, e poco approfondita. La
storia di Tomoko (“Sleeping
Beauty”) può vantare una qualità formale molto alta,
forse anche troppo impreziosita a volte. La concezione della trama
ripropone un motivo classico, ma modificato quel che basta per non dare
un sapore di “già visto”. Anche questa storia, però, a nostro
avviso avrebbe potuto essere migliore con qualche spiegazione in più. Aruko
(“Voglio imparare a scrivere”)
ha scritto una composizione sostanzialmente corretta (a parte qualche
errore, soprattutto a livello di punteggiatura e uso delle maiuscole) e,
tutto sommato, coerente, ma il suo stile semplice, la trama un po’
scontata e la mancata “drammatizzazione” di certe scene hanno finito
per coinvolgere il lettore meno di quanto ci si sarebbe aspettati. Per
finire, Riccardo (“L’importanza
di essere grassa”) e
Taotor
(“Il cacciatore”) hanno
presentato una serie di errori o imprecisioni più alto delle storie
precedenti, senza peraltro compensare questo con particolari originalità
di trama. Bisogna, tuttavia, riconoscere loro la capacità di aver
concepito storie perfettamente compiute e rientranti nel limite. Concludiamo
questo Primo Concorso con un invito aperto a tutti: continuate a
scrivere, a leggere e a recensire. Scrittura, lettura e critica sono
attività altamente formative, oltre che divertenti, e aiutano
seriamente una persona a crescere, non solo intellettualmente, non sono
cognitivamente, ma anche caratterialmente. Imparare dei propri errori,
riconoscere i propri limiti, sudare per i propri risultati e gioire
delle proprie conquiste sono atteggiamenti che non capitano solo a chi
prende la penna in mano, capitano a chiunque. Ma tutto può aiutare a
renderci sempre più pronti e capaci di viverli. Grazie
a tutti quelli che hanno partecipato, sia con le loro storie sia con i
loro commenti, a questa iniziativa. E
con questo abbiamo davvero finito. Al prossimo concorso!» Hari
Seldon Laurie Lan
awn shee |