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.: Scacco matto al regno di
luce :. Note: - Gli asterischi a centro pagina separano i due luoghi nei quali si svolge la vicenda. - Le virgolette indicano un pensiero, i segni di maggiore e minore iniziano e finiscono un discorso parlato. - So perfettamente come si gioca a scacchi ma i bambini sono piccoli e quindi la disposizione dei personaggi, le frasi usate e i movimenti imposti sono sbagliati apposta. <<Giochiamo con il regalo di papà?>> <<Si! Papà, possiamo?>> <<Va bene bambini… Ma dopo rimettete tutto a posto.>> <<E non tardate a cena!>> aggiunse la madre dei due piccoli. Hans, che ormai aveva nove anni, prese la scatola perfettamente quadrata e, seguito dal fratellino, si diresse verso la loro cameretta dei giochi. Karl era il più piccolo dei due e somigliava in tutto al fratello: stessi occhi celesti, stessi capelli biondi. Imitandolo, si sedette a terra e chiese: <<Sai come si gioca?>> <<Si, si! Il cavallo salta tutti mentre uno dei re diventa matto.>> <<Ma non ci sta un cavallo dentro quella scatola!>> sentenziò stupito il piccolo Karl, indicando la scatola rivestita di cartoncino. <<Ma no! Ci sono solo delle statuine, mica cavalli veri! Siamo noi che li facciamo vivere, loro da soli non possono fare nulla!>> rispose il fratello maggiore, sfilando la scacchiera dall’involucro. Karl lo fissava attonito mentre i pezzi venivano estratti uno ad uno: i “damini”, le torri, i famosi cavalli e i re… <<Hans, perché sono metà bianchi e metà neri?>> chiese ancora il piccolino, osservando i due alfieri che stringeva nelle mani paffute e rosee, uno di lucida plastica nera e l’altro dipinto di bianco. <<Perché è il mondo dei grandi! - disse Hans, che stava velocemente esaurendo le sue conoscenze e voleva cominciare al più presto il gioco - E nel mondo dei grandi i bianchi e i neri si fanno la guerra.>> ********* Il re risplendeva nel suo candore, al centro della retroguardia, con la consorte al fianco, anch’ella immacolata come la neve. I soldati sostavano in prima linea, pronti all’attacco. <<Miei sudditi - esordì il sovrano, – in lontananza vedo già i nemici!>> sentenziò. L’esercito attendeva. <<Anche loro sono pronti ad attaccare, con la forza del demonio pronta a sostenerli! Non risparmiateli!>> concluse, lasciando l’esercito carico di paure e la sua sposa alquanto allibita dal discorso. <<Tu non li conosci mia cara.>> le sussurrò, sempre più convinto di dover combattere l’oscuro potere del diavolo. Dall’altra parte della scacchiera, in modo disordinato e confuso, l’esercito della notte ignorava tutto ciò. Il re, posto alla fine della prima linea, chiacchierava amabilmente con uno degli alfieri al suo fianco; mentre la regina osservava ciò che accadeva oltre la landa deserta. “Strano - pensò - sono tutti in riga, come se dovessero combattere.” Continuando ad osservare però, vide uno dei soldati avanzare gridando: <<Ehi voi!>> Tutto il regno oscuro si voltò verso quel soldato niveo, stupito dal richiamo inaspettato. Sotto ordine del re, il soldato più vicino al pallido avversario si fece avanti per rispondere: <<Cosa volete?>> Fu costretto ad urlare per far sì che la sua voce, modulata nel tono più gentile che conoscesse, arrivasse oltre il deserto, fino al soldato bianco. Il grido acuto di quella bestia nera come la notte, fece accapponare la pelle a metà del regno bianco. Infervorato da quell’urlo, un cavallo si spostò agilmente verso il soldato già avanzato: <<Sparite, mostri infernali!>> “Mostri infernali?” si chiese la regina nera, confusa da quel comportamento ostile. Fu proprio lei ad avanzare, facendo sentire la sua voce attraverso la pianura incolta che la separava dalla luce dell’altro regno. <<Perché ci muovete guerra?>> chiese quasi disperata <<Siamo un regno pacifico!>> aggiunse. “Che bella voce!” pensò la torre di sinistra, quella che vedeva meglio di tutti gli altri la regina abbigliata di nero. Molti abitanti del regno marmoreo si sentirono demotivati da quella frase e da quella voce soave, ma non il re, che prontamente bisbigliò ai soldati più vicini: <<Una prigioniera! Quegli spiriti maligni hanno in ostaggio una dama!>> A quelle parole, molti si sentirono infiammare il cuore, un fuoco vivo che li faceva scalpitare. La sovrana di luce però era ancora titubante e si asteneva da qualsiasi azione. ********* Karl non ne poteva più. Gli scacchi erano il gioco più noioso del mondo e non capiva come Hans potesse divertirsi muovendo delle statuine di plastica intagliata. <<Hans, quando finiamo?>> chiese con tono innocente, stropicciandosi gli occhini celesti ed assonnati. I suoi pezzi erano tutti disordinati sulla scacchiera, il re era vicino alla torre, i damini si confondevano con i cavalli… non capiva come potesse una torre muoversi, pur non avendo piedi e si stava annoiando a morte, costretto a fissare una scacchiera immobile. <<Aspetta! Deve ancora incominciare la battaglia!>> <<Ma non possiamo finire prima?>> domandò sbadigliando e afferrando uno dei damini neri e spostandolo senza logica nel mezzo della scacchiera. <<Proprio non ti piace?>> <<No>> I suoi bambini muovevano i pezzi alla rinfusa, senza schemi né razionalità, per il semplice gusto di giocare assieme. Erano tenerissimi, seduti a terra con indosso i maglioncini portatigli in dono da Santa Klaus quella mattina di dicembre. Jonathan era felice di vederli divertire, nonostante la vita triste che avevano condotto fino all’anno precedente, quando lui era lontano da casa e alla radio si sentivano solamente quanto bombe erano state lanciate quel giorno. Da quando era cominciata la guerra loro si erano impoveriti sempre più ed ora, quando ormai il 1948 stava per finire, erano una famiglia povera che non si poteva permettere tutte le comodità che erano offerte loro dalla fine del conflitto. Era il primo Natale che i suoi figli festeggiavano con un vero regalo tra le mani. Jonathan era felice. ********* Erano spaventosi, neri come la pece, le facce storpiate da smorfie feroci, le armi levate, le voci stridule e fastidiose. Quei demoni si erano insinuati tra le loro file all’improvviso, volando alti nel cielo, segno inconfondibile della possessione diabolica alla quale erano soggetti, ed ora erano tornati immobili, fissandoli in maniera sinistra. La regina della notte non capiva più nulla, si era sentita sollevare in aria ed ora era attorniata da soldati e torri che si combattevano. All’improvviso sentì un terribile rumore metallico: voltandosi vide uno degli alfieri neri a terra, bastonato ferocemente da un soldato bianco, un animale selvaggio inferocito che si accaniva sulla preda ormai morta. Dall’altra parte uno dei suoi cavalli era accerchiato dai soldati luminosi, mentre la loro regina si avvicinava a lei, che la fissava sconfortata. Anche la candida regina della neve si era sentita sollevare ed ora si trovava al centro del terreno, in una posizione dalla quale scorgeva tutto: i due regni si battevano senza motivo, spinti dalla paura e dall’ignoranza. Il “regno oscuro”, come suo marito lo aveva sempre chiamato, cercava solo di difendersi e ancora non aveva torto un capello al suo popolo. Era stato proprio quest’ultimo a compiere terribili azioni, in nome di un demonio immaginario. Decise quindi di avvicinarsi alla regina corvina che svettava tra il mucchio di soldati, e che la fissava impaurita. <<Non temere!>> le disse, ma la sua voce si perse nel frastuono della prima torre che crollava, la prima vittima bianca. ********* <<Bambini! Bambini, è pronta la cena!>> <<No mamma!>> era stato il piccolo Karl a parlare. Ora sì che quel gioco lo divertiva, con le lotte tra i re e gli alfieri che infuriavano al tocco suo e del fratello. <<Karl! Non fare storie, fila a lavarti le mani!>> <<Mamma, aspetta un minuto solo, così finiamo!>> rispose Hans, per porre fine ad ogni discussione. <<Fate in fretta!>> aggiunse Jonathan, appena risvegliatosi da un inaspettato pisolino. <<Hans, come facciamo a finire la guerra degli scacchi?>> <<Bisogna che un re diventi matto!>> dichiarò il maggiore, rievocando mentalmente le partite che il padre e il nonno giocavano davanti a lui. <<Allora lo dico io, così andiamo a mangiare.>> ********* La battaglia infuriava attorno alle due regine, protette e al contempo attaccate dai soldati. <<Re matto!>> Fu lo scompiglio più totale. La guerriglia si tramutò in urla e grida sconnesse, nessuno dei due eserciti poteva credere che il proprio monarca fosse pazzo, bensì il sovrano nemico venne additato come malsano. <<Il re nero ha permesso al diavolo di entrare nel su cervello! È stato il demonio ha sporcare il regno nero!>> gridavano i soldati avversari. <<Il re bianco è impazzito! Cosa gli avevamo fatto noi?>> si giustificavano invece i sudditi corvini, ancora dubbiosi sulle motivazioni della guerra. Solo le due dame, accerchiate dalle lame dei soldati nemici e amici, parlavano ancora tra loro, spinte dalla compassione, dallo sconforto e dalla tristezza di vedere due popoli sterminarsi in quel modo assurdo, immotivato… ingiusto. <<Voi non siete loro prigioniera, vero?>> <<No.>> rispose la dama nera. <<Dovrei scusarmi con voi e con tutto il vostro popolo.>> aggiunse la dama candida. <<Non siete voi la causa di questa guerra! - e poi, osservando ancora il suo popolo riverso a terra, esangue – L’intolleranza ha mosso questi ignoranti, la paura ha incendiato i loro spiriti>> E di nuovo quella strana sensazione, come di essere afferrate da una gigantesca mano celeste che le faceva fluttuare in aria. Le due regine si videro separate, poste accanto al loro popolo, i due schieramenti di nuovo allineati l’uno di fronte all’altro. All’improvviso, si videro chiudere il terreno sopra la testa: credettero di essere morte. La guerra era finita.
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