|
.: Voglio imparare a scrivere
:. Note:
Dunque, i dialoghi sono inclusi
in queste virgolette: “ ” Mentre i pensieri nei trattini: - - Istituto Superiore Linguistico.
Classe terza F. Era una giornata come tutte le
altre. Peccato però che quello fosse il giorno della consegna dei compiti
in classe. “Oh no la prego Michael, non ce li
dia!” “Tanto lo sappiamo che non sono
andati bene!” L’uomo sorrise portandosi davanti
alla scrivania. “Ragazze, quante volte devo
ripetervi di non chiamarmi per nome?” iniziò a distribuire i temi
camminando fra le file di banchi “Inoltre non sono andati poi così
male come pensate. Anzi direi che state migliorando parecchio nel fare
composizioni scritte di questo genere.” “sono tutte scuse Michael..” Il giovane insegnante continuò il suo percorso sorridendo.
Quella era una classe di sole ragazze, la maggior parte delle quali
parecchio vivaci e chiacchierone. Si fermò pochi attimi cercando il
proprietario del foglio successivo. “Mann? Oh eccoti qui. Mi dispiace
ma questa volta non hai fatto un buon lavoro. Mi raccomando impegnati un
po’ di più.” C. Aveva preso una misera C. Diana
rimase muta a fissare quel segnaccio rosso sul suo lavoro. Intorno a lei
lamentele e risate da parte delle compagne di classe riempivano l’aula.
Ma niente di ciò interferiva con i suoi pensieri. Aspettò che l’ora di lezione
finisse. Al suono della campana le ragazze presero frettolosamente ad
uscire, salutando amichevolmente l’insegnante. Egli sospirò. Si accorse
poi di non essere solo. “Mann che ci fai ancora qui? Puoi
andare a casa ora.” Diana si alzò dal suo banco
lentamente. Prese in mano il suo tema e si avvicinò silenziosamente alla
cattedra. “Mi spieghi dove ho sbagliato.”
l’uomo la guardò incerto. Gli occhi azzurri fissi nei suoi. Prese il
foglio in mano. “beh vedi.. devi cercare di essere
più convincente quando scrivi. È una buona argomentazione ma hai girato
troppo intorno alla questione senza approfondirla. E poi qui.. hai fatto
parecchi errori di grammatica. Guarda..” si sporse in avanti. Ma la
ragazzina continuava a fissarlo “ehi Mann. Ti senti bene? Che
cos’ hai?” Silenzio. “Se è per il compito devi solo
esercitarti e…” lei lo interruppe. “Voglio imparare a scrivere.”
Diana abbassò il volto di scatto; la sua voce aveva lasciato trasparire
un misto di decisione ed imbarazzo. Michael rimase a guardare i suoi
lunghi capelli biondi penzolanti verso il basso. Mai gli era capitato in
quei pochi anni passati a fare l’insegnante, di ricevere una simile
richiesta. “Mann, che vuol dire...? Non
capisco cosa vuoi dirmi.” lei tornò a guardarlo. “La prego professore. M’insegni
a scrivere. M’insegni tutto ciò che non so ancora per saper
scrivere..” il suo sguardo comunicava un’immensa tristezza. Teneva i
pugni serrati e le braccia tremanti e dritte lungo i fianchi. L’uomo
distolse lo sguardo da lei. “Io sono un insegnante di lettere.
Ma ho solo 26 anni. Non penso di essere la persona adatta a seguirti… e
poi questa tua richiesta è strana.” “..vorrei solo che mi facesse
studiare ed esercitare, in qualsiasi cosa. Vorrei.. che mi desse le basi
per poter scrivere qualcosa di serio, un giorno.” Michael si grattò frettolosamente
la testa chiudendo gli occhi. Si sedette sulla sedia della scrivania. Lui?
Insegnare a scrivere ad una ragazzina?? Possibile che fra tutte le cose
che potevano essere chieste ad un professore, gli veniva domandata una
cosa del genere? Sospirò leggermente. Dopo poco decretò: “va bene Mann… se per te non è
un problema potremo rimanere qui a scuola dopo l’orario regolare di
lezione. Il venerdì.” “Dice sul serio?” Per la prima volta da quando
l’aveva conosciuta come sua alunna, vide Diana Mann sorridere. Il
sorriso spensierato di un’innocente ragazza dagli occhi tristi. Passò una settimana. Era nuovamente
venerdì. Diana quel giorno seguiva diversamente le lezioni del professor
Becker. Da quando lui aveva acconsentito ad insegnarle a scrivere trovava
ogni sua parola affascinante e veritiera. Numerose volte si era chiesta se
davvero non stesse sognando. Non era particolarmente portata per
lo scrivere, e ciò si poteva anche ben notare dai suoi risultati
scolastici. Per quanto s’impegnasse, non riusciva mai a creare qualcosa
d’interessante: le descrizioni erano povere, le parole conosciute e
anche ripetute, le vicende dei suoi racconti poco fantasiose… insomma,
nulla di brillante. Eppure sognava di poter vedere i
suoi romanzi sugli scaffali di qualche libreria: il suo nome in grande
stampato sulla copertina, e di ricevere centinaia di lettere da ammiratori
e ammiratrici! Ma più di tutto, desiderava riempire i cuori delle
persone: comunicare loro sentimenti straordinari e portarli in mondi
sconosciuti dove tutto era lecito. Trascinare i loro pensieri dove
potevano volare liberi e sprigionarsi nei desideri più reconditi. Voleva
donare se stessa, i suoi sentimenti e… “Signorina Mann.” Diana voltò
lo sguardo di scatto, risvegliandosi dalle sue fantasticherie. Michael la
stava guardando. Sulle labbra teneva dipinto un sorriso beffardo. “Non le interessano più le mie
lezioni?” la bionda arrossì e abbassò il volto, facendo ridere qualche
compagna. Dopo una mezz’ora rimasero soli.
Diana era rimasta immobile seduta al suo banco. Non aveva mai pensato al
fatto che sarebbe rimasta sola con un adulto. Non che il problema fosse il
professor Becker ovviamente, no… lui non era quel tipo d’uomo. Sebbene
non lo conoscesse, se non dal punto di vista scolastico, poteva dire che
si fidava di lui. Era lei che si vergognava da morire. Il suo rapporto con
gli adulti, per via della sua timidezza, non era mai stato particolarmente
intenso. Alzò lo sguardo colpevole di quel pensiero e si scoprì
osservata da due occhi sorridenti. Becker la fissava dietro la sua
scrivania. Si alzò e andò a sedersi su di essa. “Molto bene. Possiamo iniziare
subito o preferisci aspettare ancora un po’?” “s-subito… iniziamo adesso.” Michael le sorrise di rimando. “Prendi il tuo libro di testo
allora. Per oggi daremo una bella ripassata alla grammatica e faremo
alcuni esercizi di analisi. Inizialmente faremo cose molto semplici e in
base alla velocità con la quale riuscirai a svolgere gli esercizi
decideremo con quale frequenza vederci.” Diana fece cenno di sì con la
testa. Di sicuro non si sarebbe divertita a fare esercizi su esercizi!
Tuttavia se quello era ciò che doveva sopportare per diventare una
scrittrice l’avrebbe fatto, ad ogni costo. Passarono due mesi. Michael aveva
potuto costatare che Diana se l’era cavata piuttosto bene in quel primo
periodo. Le regole grammaticali erano state assimilate, così come
l’analisi del testo e qualche conoscenza su degli scrittori importanti.
Non era stato uno studio molto approfondito poiché era bastato quel poco. Ora sarebbe arrivato il periodo più
difficile. Michael aveva già iniziato a darle temi piuttosto complessi
sui quali discutere, per vedere la giusta applicazione delle regole
studiate. Però quello era il minimo, perché ora mancava… “.. fantasia, ispirazione! È
questo che ti manca Diana!” la ragazza lo osservò. Restava in piedi
camminando per l’aula. Gli occhi seguivano veloci le righe e con la
testa faceva cenni negativi o positivi, in base a ciò che leggeva. Era
attento, non si perdeva una singola sillaba cercando d’interpretare le
parole del testo come Diana le aveva pensate, cercando di risalire ai suoi
sentimenti e ai suoi pensieri. Ma dannazione, era così difficile da quel
poco che scriveva! Così non andava, era ancora troppo chiusa in se
stessa, nel suo piccolo guscio personale! Concluse la lettura sedendosi su una
sedia posta poco dinanzi al banco in cui sedeva la ragazza. Si avvicinò
tenendo serrato il foglio in una mano; lo sguardo amareggiato. “Non va bene così. Perché non
provi ad aprirti di più? A lasciarti andare, a far vedere che cosa pensa
Diana Mann.” Diana sospirò scoraggiata. “Io non ne sono capace. Se provo a
dilungarmi rischio di scrivere sempre le solite cose: renderei il testo
tutto uguale, ripetitivo..” “è qui che deve cambiare invece,
Diana!” “ma professor Bec…” “tanto per cominciare chiamami
Michael!” disse alzandosi di scatto e girandosi. Diana rimase stupita e
incredula per qualche secondo. Lui che chiedeva espressamente ad
un’alunna di essere chiamato per nome?? Senza nemmeno accorgersene
rimase a fissare la sua schiena dalle spalle piuttosto ampie. Poi guardò
i suoi capelli castani e leggermente ondulati, lunghi fin sopra le spalle.
‘chissà quanto sono morbidi…’
arrossì immediatamente al pensiero formulato. “e secondo” continuò il giovane
voltandosi e rivelando anch’egli un lieve rossore sulle guance. “secondo, Diana… devi imparare a
ragionare.” Si appoggiò ad un banco e la fissò. “pensa all’oggetto che devi
valorizzare, alla cosa di cui devi parlare. E cerca di sforzarti e di
pensare a che cosa ti salta in mente avendo in testa quella cosa! E quando
avrai in mente abbastanza cose a riguardo devi buttarle giù. Ma non
elencarle come se fosse la lista della spesa!!” Diana sorrise
leggermente. Michael la imitò. “Devi esprimere i sentimenti che
provi quando pensi a queste cose. Devi aprire il tuo cuore e la tua mente,
sprigionare…” si soffermò a pensare, ma Diana concluse per lui. “…i miei desideri?” Michael
rimase interdetto. “Si Diana, proprio così. I tuoi
desideri…” Fuori c’era il tramonto. Un
magnifico tramonto rosso fuoco, smezzato da un blu notte che scendeva
sempre più potente. Eppure tutto sembrava essersi fermato. Il tempo. I
loro sguardi avvolti in un abbraccio che pareva inestricabile. Le loro
pupille vibravano. Senza aver bisogno di parlare e senza spezzare quel
silenzio, i loro occhi si stavano già dicendo tutto ciò per cui le
parole a volte non bastavano. Passarono altri quattro mesi. Era Maggio e l’anno scolastico
stava per avere fine. Per l’occasione la scuola era in completo
subbuglio per via dell’organizzazione di una festa di fine anno. Il rendimento scolastico di Diana
era aumentato notevolmente nel corso dell’anno, in tutte le materie.
Senza lamentarsi troppo si era impegnata con fatica in lettere, sostenendo
ogni settimana almeno tre ore in più di lezione rispetto alle sue
compagne. E stranamente, invece di tralasciare il resto delle materie si
era rimboccata le maniche in tutte! Senza dubbio si era data un gran da
fare. “Buongiorno!” Diana alzò lo sguardo ritrovandosi
un Michael più che sorridente a pochi metri di distanza. Si alzò dal suo
banco e lo salutò timidamente con un poco pronunciato ‘ciao’. “scusa se ho fatto tardi. Mi hanno
trattenuto in palestra doppia per via della festa. Lo sai, quei pazzi dei
tuoi compagni vogliono addirittura organizzare una sfilata… bah..”
tornò a sorridere tirando fuori dalla borsa un paio di libri e dei fogli. “come mai sei così felice oggi,
Michael?” disse Diana facendo qualche passo avanti. “beh, vedi…” il giovane si
fermò di colpo fissando seriamente la ragazza. Il suo sguardo viaggiava
veloce su tutto il suo corpo, soffermandosi alle esili braccia scoperte,
al ventre piatto e soprattutto al viso scarno. “ma che diavolo ti succede?”
disse lanciando i libri su un banco. “stai mangiando?” La giovane lo guardò sorpresa. “Ma certo che mangio! Che cosa
c’è che non va?” “C’è che stai dimagrendo a
vista d’occhio! Ma ti sei vista in faccia?” si avvicinò sfiorandole
con le dita le profonde occhiaie. Diana si scostò immediatamente. “Non sono affari tuoi.” “Si che lo sono. Sei sotto la mia
responsabilità, non posso permettere che ti succeda qualcosa!” “è tutto qui? Ti preoccupi
perché sono.. sotto la tua responsabilità?” lo guardò con uno sguardo
sofferente. Michael sospirò. “Lo sai bene che non è solo per
questo… ora capisco perché sei migliorata decisamente in tutte le
materie. Studi troppo. Puoi diventare una scrittrice, ora si che inizi ad
averne le capacità. Ma non devi lasciarti andare…” si girò tornando
alla borsa. “Anzi. Ero felice perché volevo
darti questo.” Diana prese fra le mani il libretto.
Lesse velocemente le poche righe in copertina sgranando sempre
maggiormente gli occhi. “Un concorso? Un concorso per
scrittori?? Ma è magnifico!!” guardò il ragazzo davanti a lei. “Dici davvero che io posso
partecipare? Posso riuscirci?” “Certo che puoi. Sono fiero di te
lo sai? Diamine, stai crescendo… stai iniziando a pensare da ragazza
adulta ormai. Facciamo così. Tu puoi partecipare al concorso. Ma prima
dovrai riposarti un po’ e metter su qualche chilo... me lo prometti? Hai
tutte le vacanze estive per provarci. Ehi, mi stai ascoltando?” Diana lo guardò seriamente per poi
portarsi una mano al petto. Si piegò in avanti, cadendo completamente fra
le braccia di un Michael sbigottito. L’ultima cosa che ricordava era la
sua voce che chiamava il suo nome, mescolata al dolore lancinante che
provava al petto.
****** Quando riuscì ad entrare
all’ospedale Michael trovò davanti alla camera di Diana i suoi
genitori. La madre piangeva. Trovò un dottore che passava di lì. “Mi scusi, dottore. Può darmi
notizie della signorina Mann? Diana Mann?” “è un suo parente?” “No, ma..” “Spiacente, ma non posso dirle
niente. Quelli sono i suoi genitori. Chieda a loro.” Titubante si avvicinò alla coppia,
che anche se di poco sembrava essere più tranquilla. Fu il padre a
parlare. “Lei deve essere il professore di
mia figlia? Diana parla spesso di lei… é lei che l’ha ridotta così,
non è vero?” “Come dice scusi?” non solo
partiva l’interrogatorio, ma veniva pure accusato di far del male a
Diana! “Noi le avevamo detto che non
doveva affaticarsi a quel modo! Scommetto che è stato proprio lei a
convincerla a fermarsi sempre a scuola a faticare sui libri!” “Ma di che parla. Diana stessa mi
chiese di darle lezioni private! Se avessi saputo che Diana avesse dei
problemi di salute non avrei di certo acconsentito a..” “Diana sta benissimo.”
Intervenne la madre “è solo un po’ debole per il troppo impegno a
scuola. Quindi d’ora in poi studierà a casa, il minimo indispensabile.
Non si fermerà più con lei.” Michael osservò la donna. Teneva lo
sguardo serio e arrabbiato. Ma si poteva percepire che dentro di sé fosse
agitata e preoccupatissima la figlia. Il giovane abbassò il volto
sconfitto. Dunque ora poteva vederla solo nelle ore di lezione regolare.
Niente più pomeriggi insieme, a parlare dei libri che tanto gli piacevano
e delle idee più strane che avevano in testa. Il loro percorso insieme
stava finendo… Deciso fece qualche passo indietro
salutando i due. Poi voltandosi prese a camminare velocemente, percependo
tuttavia il continuo pianto della signora Mann. Giunse un altro venerdì di fine
Maggio. Il professor Becker entrò in classe salutando le ragazze con voce
atona. Non vedeva Diana da una settimana intera. I suoi genitori la
stavano tenendo a casa anche dalle lezioni scolastiche. Sospirando poggiò
la borsa sulla cattedra e si guardò velocemente intorno nella speranza di
scorgere quella testa bionda. Come fossero calamite i loro occhi
s’incontrarono per pochi secondi. Diana gli sorrise leggermente e lui
distolse lo sguardo. Il cuore gli batteva a mille. Dopo la lezione, come di consueto,
Diana si fermò. “Ho convinto i miei genitori.” Michael la guardò bene. Era
magrissima, pallida. I suoi occhi azzurri erano tristi e gonfi, la sua
bellezza da diciassettenne completamente sciupata. Eppure sorrideva.
Teneva ancora quel sorriso luminoso che aveva visto quel giorno, quando
gli aveva chiesto di diventare suo insegnante privato. “Ne sei sicura…? Diana mi hai
fatto preoccupare moltissimo. Non voglio più vederti in questo stato. E
sforzarti nello scrivere un romanzo non ti è certamente d’aiuto.” “Non ti devi preoccupare. Io sto
bene. Ci sono i tre mesi di vacanza adesso. Possiamo vederci
tranquillamente in un qualsiasi posto e io scriverò il mio romanzo.”
Era felice di poter stare con lui tutto quel tempo, tremava di gioia
mentre diceva quelle parole. “Va bene.” Rinville Park d’estate era una
vera favola. La città di Galway in sé era molto bella. E quel piccolo
parco era il ritrovo di Diana e Michael, i quali si vedevano ormai
quotidianamente. Era piena estate. Il sole stranamente batteva molto caldo
sulla distesa verde. Su un tavolo di legno coperto da un albero sedevano i
due. La giovane portava un lungo vestito di seta bianco, che la rendeva
diversa e adulta rispetto all’effetto che dava la sua divisa scolastica.
Michael non smetteva di fissarla. Era bella. E così indifesa… aveva la
costante paura che presto glie l’ avrebbero portata via e lui non
avrebbe più potuto fare nulla per lei. Il suo viso sereno fissava i fogli
davanti a sé, mentre coniugava le sue idee per creare il suo racconto.
Michael non sapeva ancora di che cosa parlava, Diana diceva che era un
segreto. Sorrise al pensiero. “Perché ridi?” “Niente. Vorrei solo sapere che
cosa scrivi” Diana divenne seria. Fermò la penna. “Molto presto lo scoprirai”. Nei due mesi successivi numerose
furono le volte in cui Diana stette male e fu portata d’urgenza in
ospedale. Michael non sapeva che cosa fare. I genitori della ragazza si
ostinavano a non dirgli niente, così come i medici. Come mai nessuno
voleva svelargli la verità? Eppure lui le era stato vicino! Nemmeno lei
aveva il coraggio di dirgli che cos’aveva. Che fosse così grave? Se da
altri non poteva saperlo allora lo avrebbe scoperto da solo. E sapeva che
cosa fare. Una sera si presentò a casa di
Diana mentre lei era in ospedale. Quando gli fu aperto si catapultò
all’interno della casa alla ricerca della sua stanza. La trovò. Si
diresse verso la scrivania, seguito dai genitori indispettiti e offesi dal
suo comportamento. Trovò il suo romanzo. Era quasi finito e lui ancora
non ne sapeva la trama. Lesse qua e là cercando qualche indizio, finché
non scoprì ogni cosa. Rimase immobile per secondi
interminabili lasciando cadere il mazzo di fogli per terra. La madre della
ragazza sospirò. Ora anche lui lo sapeva. “è malata… Ha una malattia al
cuore...” disse con un soffio di voce. I singhiozzi della donna colmarono
quasi subito il silenzio della stanza. Michael sentì il suo corpo farsi
pesante, non riusciva a stare in piedi. Si appoggiò ad una parete. E
rimase lì ad ascoltare quei singhiozzi, pensando a Diana. Alla sua Diana. Successivamente a quell’episodio
andò a trovarla ogni giorno in ospedale, per riempire il più possibile i
suoi occhi di quella figura che tanto amava e per non dimenticarsene mai
più. Ripresero col tempo ad andare al parco insieme tenendosi a
braccetto. La faceva ridere, stare bene. Voleva che la sua vita
continuasse spensierata e felice, così come era lui stando vicino a lei. Dopo un po’ di tempo Diana
concluse il suo romanzo. Quella storia che parlava di lei e della sua
malattia. Partecipò al concorso propostole da Michael e attese con
impazienza di vedere la sua storia citata e possibilmente vincitrice.
Poteva farcela, lo sapeva. Grazie a Michael poteva realizzare il suo
sogno. Morì in un giorno di sole
spegnendosi nel suo letto, baciata dai raggi caldi che filtravano dalla
finestra. Le lacrime che Michael versò per
Diana stupirono i suoi genitori. Capirono troppo tardi che era innamorato
di lei. Lo avevano chiamato avvisandolo che quel giorno non poteva vedersi
con lei. Michael era corso a casa della ragazza piangendo. Così era
finita per la piccola Diana…il suo percorso finiva lì? No, non era così. Diana vinse il
concorso. La sua magnifica storia vinse fra tutte e venne pubblicato il
suo piccolo romanzo. Aveva imparato a scrivere, ciò che da sempre aveva
voluto fare. Ce l’ aveva fatta! Il ricordo di Diana sarebbe rimasto
nel cuore di molte persone: la sua immagine non se ne sarebbe più andata.
FINE
|